
Giornate Salveminiane 2026
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SALVEMINI e GOBETTI: SINTESI DELL’INCONTRO con il prof. CAMURRI

Il 1925 /26 ha segnato una importante svolta nel passaggio del fascismo da dittatura a totalitarismo.
La chiusura di ogni spazio di opposizione, di tutte le testate giornalistiche non allineate,
dei partiti antigovernativi e delle voci dissonanti, la nascita del Tribunale Speciale per i delitti di opinione,
resero la vita degli antifascisti pericolosa e la loro attività politica impossibile.
In questo tremendo lasso di tempo, molti di loro presero la via dell’esilio, e fra essi Salvemini e Gobetti.
Li accomunava lo stesso rigore etico, la stessa vena polemica nei confronti del giolittismo,
lo stesso interesse alla formazione di una classe dirigente.

Gobetti comprese subito il pericolo della Marcia su Roma per la fragile democrazia italiana,
mentre Salvemini pensava ad un’esperienza di breve periodo.
La definizione che diede Piero del fascismo come “autobiografia della nazione” spiega perfettamente
come in questa nuova esperienza convergevano gli antichi mali del popolo italiano: “l’abito cortigiano,
lo scarso senso della propria responsabilità, il vezzo di attendere dal deus ex machina la propria salvezza “.
Momento disvelatore fu l’assassino di Matteotti . Il volto violento e totalitario del regime si mostrò in tutta la sua brutalità:
Salvemini comprese che bisognava fare la propria parte e fondò con altri il foglio clandestino “Non Mollare “.
Tradito da una spia, finì in carcere, dal quale uscì grazie ad un’amnistia ed attraversò il confine,
lasciando la sua cattedra all’università di Firenze ed iniziando il suo ventennale esilio in Francia, Inghilterra ed Usa.
Gobetti continuò, nella sua rivista “La Rivoluzione liberale ”, a portare avanti la sua battaglia.
Perseguitato e aggredito dagli squadristi, riparò in Francia nel ‘26, dove morì ben presto, prostrato dalle conseguenze dell’aggressione fascista.
