Fascismo e Antifascismo oggi
26 mar 2026

Fascismo e Antifascismo oggi

Che significa, oggi, essere antifascisti? E, soprattutto, quali nuove vesti indossa il fascismo contemporaneo in Italia e nel Mondo?

Test

Per rispondere a questi interrogativi, emersi nell’ultima Assemblea, il gruppo Anpi Scuola e Formazione organizza una serie di incontri con i soci.
Gli incontri, di cui segue il calendario, partiranno dalla presentazione di alcuni testi di storici ed esperti,
introdotti dagli stessi componenti del Gruppo Scuola, che diventeranno stimolo ad un confronto fra i presenti.

Calendario degli incontri

13 gennaio : Quanto siamo fascisti?
Fiorenza Minervini : Presentazione dell’iniziativa e del testo di M. Murgia ,Istruzioni per diventare fascisti, Einaudi

3 febbraio : Da qui all’eternità Giovanni Pappagallo
Testi di riferimento : U. Eco, Il Fascismo eterno, La nave di Teseo
F. Germinario, “Fascismo eterno” e fascismo storico, Asterios

17 febbraio: Fascismo e potere tecnocratico
Maddalena de Fazio
Testi di riferimento: A. Applebaum, Autocrazie,Mondadori
A. Mulieri, Tecnocrazie, Donzelli

3 Marzo: Il Fascismo in grigio
Rosa Petruzzella
Testo di riferimento: L. Canfora: Il fascismo non è mai morto, Dedalo

Emanuella de Gennaro
Testo di riferimento: C. Vercelli, Neofascismo in grigio, Einaudi

17 Marzo: Viaggio ad occhi aperti in un paese che si riscopre fascista
Nora Sasso
Testi di riferimento: P. Berizzi, Il ritorno della Bestia ,Rizzoli
Osservatorio sui neofascismi in Puglia, Essi vivono: relazione 2023

26 Marzo: Tavola rotonda : Essere antifascisti oggi
Nicola Colaianni e Antonella Morga Testo di riferimento: R. Esposito, Il fascismo e noi, Einaudi


Test

GLI INCONTRI SI SVOLGERANNO PRESSO LA SEDE CGIL DI MOLFETTA VIA SAN DOMENICO n. 69, A PARTIRE DALLE ORE 18.00 -
LA TAVOLA ROTONDA ALLA FABBRICA DI SAN DOMENICO ALLE 18.30

Essere democratici è una fatica immane

RESOCONTO DEGLI INCONTRI

13 gennaio : Quanto siamo fascisti?
Dalla discussione emergono alcune linee guida su che cosa può fare un antifascista per contrapporsi al diffondersi di questa mentalità:
1- fare molta attenzione all’uso del linguaggio, non parlare alla pancia ma al cervello delle persone
2- evitare di delineare l’avversario come NEMICO e di polarizzare il confronto
3- mostrare coerenza con i valori democratici sui luoghi di lavoro e nella vita quotidiana
4- formare élite autorevoli
5- creare luoghi di aggregazione dove si esercita il confronto
6- vigilare sul rimaneggiamento della memoria e la riscrittura della storia
7- chiedere giustizia sociale, perché è dall’inefficacia della democrazia a risolvere i problemi che nasce l’esigenza di un capo risolutore

Risultati del fascistometro: siamo tutti Democratici Incazzati

3 febbraio : Da qui all’eternità
Giovanni Pappagallo ha presentato i due testi di Umberto Eco, Fascismo eterno e
di Francesco Germinario, Fascismo eterno e Fascismo storico.
Il tema è la contrapposizione fra due letture distinte del Fascismo.
La prima lettura sostiene che il Fascismo possiede caratteri originari che possono
presentarsi in forme diverse in tempi e luoghi diversi.
Ciò ci autorizza a utilizzare la categoria di Fascismo anche per fenomeni attuali di autoritarismo.
La seconda lettura sostiene che il Fascismo è il processo storico sviluppatosi in Italia dagli anni venti agli anni quaranta dello scorso secolo.
Pertanto va evitato l’abuso della categoria di Fascismo per indicare gli attuali fenomeni di autoritarismo.
Umberto Eco difende due tesi:
Il Fascismo realizzò una forma di totalitarismo incompleto (a differenza di comunismo e nazismo),
a causa della mancanza o debolezza di una ideologia filosoficamente fondata.
I caratteri originari del Fascismo sono: capo carismatico, corporativismo, utopia del passato,
volontà imperialistica, nazionalismo, regime, antiparlamentarismo, antisemitismo.
Francesco Germinario ritiene che Umberto Eco non produca una analisi storica,
bensì un uso pubblico della storia, fondandosi su esiti storiografici attardati.
Le sue tesi sono alle origini delle attuali contrapposizioni, spesso poco meditate,
spesso in malafede, frutto della polarizzazione politica. Il Fascismo fu un totalitarismo (Emilio Gentile, Storia del fascismo) cui mancò una finalità utopica.
Dalla discussione fra i presenti emerge:
Per quel che riguarda il Fascismo storico, la nostra Costituzione ci dà gli strumenti
per combattere ogni tentativo di ricostituzione: basta applicarla.
Più complicata è la discussione sui caratteri costitutivi del fascismo “originario”,
che si sostanzia, oltre che di abitudini culturali, anche di istinti oscuri e pulsioni insondabili.
La Sinistra dovrebbe aggiornare le sue categorie di lettura della realtà, non può continuare ad usare
l’antifascismo come una toppa per coprire la mancanza di una visione complessiva da proporre.

La politica è anche pedagogia: quello che stiamo facendo con questi incontri è un grosso processo
di consapevolezza che andrebbe diffuso nelle altre Anpi (considerazione della presidente dell’Anpi Bisceglie)

17 febbraio: Fascismo e potere tecnocratico
Maddalena de Fazio ha sintetizzato i testi di Applebaum, Autocrazie,Mondadori - A. Mulieri, Tecnocrazie, Donzelli:
Nel XXI secolo, le autocrazie mondiali sono governate da raffinate reti che poggiano su strutture finanziarie,
militari, paramilitari, di sorveglianza, propaganda e disinformazione.
I membri di queste reti sono collegati anche con diversi personaggi delle democrazie, ai quali sono connessi da interessi economici.
Strumento potente nelle loro mani è la tecnologia, che consente di trasmettere false narrazioni,
con l’obiettivo di rendere la gente cinica, passiva e sostanzialmente disperata!
Il tecnofascismo si propone di diffondere una nuova visione del mondo basata sull’idea di disuguaglianza,
su un sapere pre-scientifico e sul sistema politico della monarchia assoluta.
Negli USA, i teorizzatori di questa filosofia sono imprenditori e blogger, come Yarvin, Thiel, Musk e lo stesso Vance,
che suggeriscono a Trump di fondare una monarchia basata sul controllo tecnologico, il suprematismo bianco, la lotta al pensiero liberal.
Questo scenario ci impone di abbandonare le vecchie categorie di lettura della realtà e di creare reti mondiali
fra democratici che contrastino le false narrazioni e lo strapotere degli autocrati.

3 Marzo: Il Fascismo in grigio
Rosa Petruzzella ha presentato il testo di L. Canfora: Il fascismo non è mai morto, Dedalo :
Il libro di Canfora si presenta come un poderoso testo argomentativo la cui tesi corrisponde al titolo
perentorio e privo di fraintendimenti “IL FASCISMO NON E’ MAI MORTO” che confuta l’antitesi
“IL FASCISMO È FINITO IN UN PRECISO GIORNO DI 79 ANNI FA”, (il libro è stato pubblicato nel 2024) affermazione vacua e autoconsolatoria.
Nell’introduzione si fa riferimento alla presenza in Europa di governi di destra. In Finlandia, il rappresentante
del partito “Veri Finlandesi” parla dei cittadini del medio oriente come di scimmie, si ricorda ll ministro Calderoli
che defini’ la deputata Kienge un “orango” e, oggi faremmo riferimento alla foto postata da Trump che
rappresenta Obama e sua moglie come scimmie “Lessico povero, idee primitive”.
Il fascismo ebbe specifiche radici e una vicenda peculiare ma, al tempo stesso,
una larga irradiazione sorretta da un crescente favore internazionale.
IL FASCISMO NON E’ USCITO DI SCENA, HA OPERATO DIETRO LA SCENA Si ripercorrono gli avvenimenti della crisi, agonia e fine della Repubblica creata dai partiti che con essa perirono.
La vicenda ha inizio con la collaborazione dei vari partiti, pur diversi, nella creazione della Repubblica
e termina quando quelle differenze si erano molto attenuate e si profilava un forma di rinnovata collaborazione
che fu stroncata con la liquidazione di Moro. Seguirono gli anni della lunga agonia fino all’autoscioglimento di quei partiti.
Le forze esterne che vietavano il riproporsi della collaborazione partitica “resistenziale” disponevano di un braccio armato.
ll terrorismo nero praticava stragi indiscriminate (piazza Fontana, strage di Bologna), non fu mai condannato esplicitamente
dall’allora MSI, quello rosso puntava su bersagli individuali e fu condannato dal PCI . Nella liquidazione di Moro i sedicenti
“rossi” furono la manovalanza, mentre la loggia P2 in stretta collaborazione con i servizi USA e i nostri servizi deviati
faceva fallire la liberazione dell’ostaggio. Il ruolo condizionante di forze neofasciste nella demolizione della Repubblica
è stato evidente e dimostra che anche forze numericamente minoritarie, se autorevolmente protette e pilotate contano molto.
Si continua con le argomentazioni a sostegno della tesi:
Nòcciolo del fascismo è il SUPREMATISMO RAZZISTICO, l’autosuggestione della superiorità bianca.
Questo modo di porsi fece le sue prime esperienze nel mondo coloniale (esposizione dei 255 cervelli di uomini di colore in Usa,
presso il National historical Museum, raccolta cominciata intorno agli anni ‘10). Ma quando tutto ciò diventa dottrina di stato,
e lo stato adopera la forza per imporlo, le cose cambiano. Peculiare del fascismo italiano fu aver reso norma e legge questo gruzzolo
di concezioni para-positivistiche, pseudoscientifiche devianti e dagli aspetti mortiferi.
In realtà questa disputa l’aveva avviata Stalin quando nel 1934 aveva affermato “L’antica Roma aveva qualche ragione per trattare
come razza inferiore gli antenati dell’odierna razza superiore”.
Per i sostenitori che il fascismo sia finito, (SENTENZA AUTOCONSOLATORIA) occorre derubricare dal capitolo Fascismo
il nocciolo del razzismo. In realtà, la lotta ai migranti provenienti dai mondi ex-coloniali si fonda su una ripugnanza razzistica,
ne sia prova l’entusiasmo con cui nel 2022 e 2023 sono stati accolti milioni di migranti ucraini, cifra notevolmente superiore
a quella degli sventurati il cui sopraggiungere suscita isteria, allarme, decreti sicurezza.
Il suprematismo razzistico si ammanta di demagogia “li cacciamo per i tuo bene”, si fa appello al peggio della reattività
istintuale di massa che si convince che la cacciata possa essere una efficace strada per il suo riscatto.
AI BANALIZZANTI ASSERTORI della irripetibilità del fascismo, La cronologia e la Geografia suggeriscono altre argomentazioni a favore della tesi.
Il fascismo ha attraversato varie fasi, non fu tale solo quello “totalitario” che dal ’26 al 1943 esercitò un potere dittatoriale,
quella successiva dall’entrata in guerra ha rappresentato il periodo di sgretolamento e perdita del consenso ma fu fascismo a pieno titolo
anche il periodo precedente. Canfora prende in considerazione soprattutto i bienni 1922/24 e 24/26 durante i quali si realizzarono situazioni
che rappresentano una pietra di paragone per intendere avvenimenti sempre possibili e, talvolta, già visibili.
Una crescente forza dell’esecutivo e l’intimidazione nei confronti dell’opposizione potrebbero dare il via ad un processo degenerativo,
risulta legittimo allarmarsi quando si osservano repliche di quei comportamenti come: intimidire le opposizioni con accuse inverosimili,
intimidire singoli oppositori con raffiche di querele, mettere sotto accusa o delegittimare gli organi di controllo,
demonizzare i governi precedenti ventilando commissioni d’inchiesta a getto continuo, monopolizzare l’informazione,
progettare di stravolgere l’ordinamento costituzionale.
L’ultima forma assunta dal fascismo, la Repubblica sociale italiana fu matrice del MSI che vi si richiamò nel nome e nel programma
e i cui eredi sono oggi quasi al vertice della Repubblica italiana. La tattica adottata non è più cambiata: navigare all’interno delle istituzioni.
Il fascismo fu tale in tutte le sue fasi e resta tuttora. Poiché il tessuto connettivo era il suprematismo bianco,
il fascismo italiano divenne un modello in tutto l’occidente.
Seguono citazioni sulla Spagna, sull’Argentina, la Francia, la Svezia. La tesi autoconsolatoria della scomparsa del fascismo
non regge se si considera che le forze politiche che risultino uguali ma diverse rispetto ai loro antecedenti partono da nuclei valoriali di base.
Una recrudescenza neonazista si verifica anche in Germania a causa del ritardo nel fare i conti con il passato nella
Repubblica federale e con il fallimento dell’antifascismo di Stato nella Repubblica democratica.
Interessante il giudizio che Churchill dava su Mussolini, lo aveva definito “il più grande statista vivente”
nonché “reincarnazione del genio romano”. In realtà, per Churchill, il grande merito di Mussolini era stato
aver allontanato le masse da qualunque variante del socialismo da cui si deduce che” un qualche fascismo può
ancora tornare utile, se le circostanze lo richiedono.”
Nel Congresso del MSI del 1987, Almirante dichiarò che il Fascismo rimaneva il TRAGUARDO del Movimento sociale italiano,
sapeva quello che diceva. Il MSI serbò tale nome fino al 1994, quando si denominò Alleanza Nazionale e
” poté così, entrare riverginato nel primo governo dell’autoproclamatosi liberale Berlusconi”.
Giorgia Meloni, militante nella gioventù missina già prima del 1994, nel discorso di investitura alle Camere
nell’ottobre del 2022 dichiarava: “Vengo da una storia politica che è stata spesso relegata ai margini della storia repubblicana”.
Tale emarginazione era chiaramente intesa come un arbitrio a cui poneva rimedio Berlusconi attraverso l’arruolamento governativo “sotto mutate spoglie.”
Rivendicare significa ribadire la positività, un procedimento mentale che si colloca agli antipodi del ripensamento.
L’ambiguità di tale situazione emerge durante le feste “comandate”, 28 ottobre con la marcia su Roma, 25 aprile (liberazione),
2 agosto (strage di Bologna) durante le quali si assiste ad arrampicamenti retorici.
Ci si chiede quanto a lungo possa convivere il “GALATEO ISTITUZIONALE” dei nuovi governanti con le aspettative
della cerchia medio-alta del loro partito. Tale polemica tra gli ex missini giunti al vertice dello Stato
e alcuni esponenti della destra destra riemerge nell’agosto 2023, quando nell’anniversario della strage di Bologna,
il presidente della Repubblica e il Presidente del senato ne misero in evidenza la matrice neofascista.
La destra di governo e la Destra sociale divergono anche sulle questioni europee: la prima obbedisce alle direttive USA-Nato,
la seconda si manifesta ostile (vedi la questione degli extraprofitti bancari e il piano Mattei).
Il Fascismo non è più “il BRACCIO ARMATO DEL CAPITALE” ma può far comodo al Capitale finanziario internazionale
in alcune situazioni, salvo a disfarsene in altre.
Il fascismo, in virtù delle sue successive metamorfosi, non è uscito di scena e può sempre ripresentarsi.

Emanuella de Gennaro ha sintetizzato il testo di : C. Vercelli, Neofascismo in grigio-La destra radicale tra l’Italia e l’Europa, Einaudi
Obbligati per decenni ai margini del dibattito politico per il suo apparente anacronismo, il neofascismo,
nelle sue diverse declinazioni storiche, ha invece riassunto oggi le vesti di uno scomodo convitato.
Non è il ritorno a vecchie organizzazioni che si erano incaricate di raccogliere, in età repubblicana, il lascito mussoliniano.
Men che meno degli spettri, mai del tutto dissoltisi, di quest’ultimo. Semmai assistiamo a una riformulazione culturale
e antropologica della sua attualità in quanto sistema di rapporti e relazioni politiche per i tempi a venire.
L’asticella non è rivolta al passato bensí al futuro.
Se le società europee si trasformano dinanzi all’incalzare della globalizzazione, cosí come nella secca riconfigurazione
della stratificazione sociale, il neofascismo del presente è in grigio:
si propone come il soggetto che intende difendere la “differenza”: nazionale, etnica, in prospettiva razziale.
Tanto piú in età pandemica, nella crisi delle democrazie sociali.

17 Marzo: Viaggio ad occhi aperti in un paese che si riscopre fascista
Nora Sasso ha presentato il testo di P. Berizzi Il ritorno della Bestia.Come questo governo ha risvegliato il peggio dell’Italia,Rizzoli
ed il report di Osservatorio sui neofascismi in Puglia, Essi vivono: cronologia 2023 nelle fonti giornalistiche
Anche Berizzi, come altri autori cui sono stati dedicati questi incontri, si domanda se sia possibile parlare di un fascismo nuovo
o si tratti di un fascismo eterno, un senso comune eternamente fascista.
Se da una parte la fascistizzazione della mentalità dominante non significa riproposizione del fascismo storico (manganello,
olio di ricino, ecc.) dall’altra il fenomeno che si racconta nel libro, ripercorrendo più di 150 episodi di rigurgiti
nazifascisti in lungo e in largo nella penisola, è un fascismo pop, articolato su temi moderni come le grandi migrazioni,
le guerre in corso, i cambiamenti climatici, la crisi economica, la sicurezza, che ripropone comunque tutti i tratti distintivi
del ventennio mussoliniano: odio per il diverso, immigrati come capri espiatori, intolleranza, violenza,
razzismo, sessismo, famiglia tradizionale (dio patria famiglia), come un cupo revival che ha avvelenato il corpo di un Paese
già fiaccato da anni difficili, attaccando una democrazia stanca e dunque più fragile.
Per Berizzi il fascismo in Italia non è mai morto, è stato sconfitto militarmente ma non culturalmente.
L’Italia quel passato non lo ha mai espulso, lo ha semplicemente congelato. E come un virus mai debellato, ritorna immutato.
Attraverso quella che l’autore definisce la transumanza, cioè la sopravvivenza di scorie fasciste nel corpo delle istituzioni
democratiche, passando per i conti mai fatti all’indomani dell’amnistia del ’46, con la mancata epurazione dei gerarchi
e dei burocrati ministeriali del periodo fascista, si perviene all’ allevamento della Bestia.
Ed ecco la discesa in campo di Berlusconi, Salvini e Meloni accomunati tutti dall’ambiguità quando si parla di fascismo e antifascismo.
La benedizione del Cavaliere, ‘li abbiamo costituzionalizzati noi’, con cui rivendica di aver sdoganato gli eredi della fiamma di Salò,
porta al governo nel ’94, alleato al Sud, l’Msi/Alleanza nazionale di Fini. La parabola prosegue col Capitano nero Salvini,
grazie al quale nel 2013 la Lega manda in soffitta il Nord secessionista e diviene contenitore nazionale e nazionalista: dentro tutti, anche i fascisti!
Mario Borghezio entrerà al Parlamento europeo nel 2014 grazie ai voti di Casa Pound nel collegio del Lazio.
Ma originale batte tarocco chiosa Berizzi: se scaldi la nostalgia per il Ventennio, c’è chi lo sa fare meglio di te, perché è figlia
della scuola politica di chi rivendicò fin dalle origini la propria estraneità alla Repubblica nata dalla Resistenza
(definita ‘bastarda’ da Almirante nell’ultimo congresso dell’MSI da lui presieduto).

Test

È del 2018 il post elettorale “da Giorgio a Giorgia”, forse il più esplicito dalla nascita di Fratelli d’Italia nel 2012.
La linea blu scuro da cui nasce la fiamma nel simbolo di Fratelli d’Italia non è che la sintesi grafica del trapezio nero
voluto da Almirante ad evocare la bara di Mussolini nel simbolo dell’MSI. E la svolta tentata da Fini, che aveva definito
il fascismo storico male assoluto, a suo tempo abortita, viene definitivamente archiviata. L’avvento del governo Meloni
accelera in modo impressionante un processo in atto da tempo. Con lei la rivincita è arrivata, l’esecutivo dei patrioti si è insediato,
piazzando in ruoli chiave i suoi e gli ex missini più duri. Da ottobre 2022 la Bestia corre a briglie sciolte, permea il senso comune
e la postura di chi, e sono tanti, non ha più paura di uscire allo scoperto con discorsi e gesti apertamente nostalgici,
improntati all’avversione per l’antifascismo, all’odio e al razzismo.
Nello sguardo alla storia recente, la Relazione sui neofascismi in Puglia mette a fuoco l’eredità della violenza fascista,
tra metamorfosi e persistenze, dal Movimento Sociale a Forza Nuova, passando per l’ambiguità velata da presunto civismo,
e approda a svelare ‘la svastica fra noi’, gettando luce su infiltrazioni, proselitismo nel web, patrocini elargiti in alcune realtà locali a manifestazioni neofasciste. Ne emerge una mappa del neofascismo pugliese che si ricongiunge e sovrappone,
nelle inquietanti tipologie, alla rassegna degli episodi riportati nel testo di Berizzi, che vedono come protagonisti rappresentanti
ai più alti livelli delle istituzioni, delle forze dell’ordine, ma anche titolari di bar e ristoranti, che riportano
occasioni pubbliche come ricorrenze, parate, intitolazioni di strade.
Convergenza ricorrente tra locale e nazionale è la saldatura tra il movimento No Vax e il neofascismo, che vede più volte colpite
sedi della CGIL da Roma a Bari e varie località di tutte le province pugliesi.
A chiudere il cerchio, a saldare ulteriormente i due lavori presentati, il messaggio social di un militante brindisino
di Forza Nuova che augura a Berizzi, in quanto antifascista, la Fine (è maiuscola la parola nel post) dei quattro partigiani
impiccati ritratti nella foto allegata.

Ed ora più che mai, davanti a questo fascismo presente, vivo dentro la democrazia ‘per disossarla dall’interno’,
come persistente autobiografia di una nazione, noi, come Gobetti alla sua amata Ada,Mandaci tanta vita! gli chiediamo,
per resistere e continuare a credere e lottare per un futuro diverso, migliore, nonostante la notte.