
Giorno della memoria 2026
L’OLOCAUSTO DIMENTICATO: IN RICORDO DELLO STERMINIO E DELLA PERSECUZIONE DEL POPOLO ROM

IL PORRAJMOS: L’OLOCAUSTO DIMENTICATO?
In occasione del Giorno della Memoria la sezione ANPI “Giovanni e Tiberio Pansini” di Molfetta
invita la cittadinanza alla conferenza della prof.ssa CHIARA NENCIONI, docente all’Università di Pisa, sul tema:
IL PORRAJMOS: L’OLOCAUSTO DIMENTICATO? In ricordo dello sterminio e della persecuzione del popolo Rom
20 Gennaio 2026 - ore 18:30 - Auditorium don Tonino Bello - Chiesa Sant’Achille Molfetta
PER NON DIMENTICARE
Nell’Auditorium Don Tonino Bello presso la Chiesa di S. Achille a Molfetta nella serata di martedì 20 gennaio u.s. la Prof.ssa Nencioni,
docente di Lettere nelle scuole superiori, collaboratrice delle Università di Pisa e Firenze nonché della rete degli Istituti storici
della Resistenza e dell’età contemporanea, ha tenuto una conferenza dal titolo “Il Porrajmos: L’Olocausto dimenticato? In ricordo
dello sterminio e della persecuzione del popolo Rom”.
Il Porrajmos, letteralmente “inghiottimento” o “grande divoramento” è il termine della lingua romaní con cui Rom e Sinti
hanno denominato la persecuzione da loro subita durante il fascismo e lo sterminio del proprio popolo perpetrato dai nazisti.
(…) Nel caso di queste popolazioni è ancora più importante ricordare le angherie, la deportazione e la morte allora inflitte,
perché tuttora sono un gruppo etnico fortemente stigmatizzato dal punto di vista sociale e vittima di pregiudizi e di hate speech,
dovuti all’ignoranza sul loro conto.” (da “A forza di essere vento. La persecuzione di rom e sinti nell’Italia fascista” di Chiara Nencioni edizioni ETS 2024).
Molto difficoltosa e ardua, tuttora affidata alle singole personalità o gruppi di ricercatori particolarmente appassionati e sensibili,
.è stata la battaglia storica per salvare dall’oblio le voci e le testimonianze disperse, come luci intermittenti nel buio,
della persecuzione di rom e sinti nell’Italia fascista. Buio dovuto all’annullamento che si continua a perpetrare dell’identità di una comunità
e della dignità di un intero popolo, (eppure sono cittadini italiani, non dobbiamo dimenticarlo) da sempre chiamato col termine generico di
‘zingaro’, (etimologicamente: intoccabile), parola dalla immediata connotazione sociale di marginale, pericoloso, ladro, ladro persino di bambini,
al punto da costituire tuttora di per sé un insulto, un’accusa, uno stigma di riprovazione sociale.
E pensare, dato storico riportato dalla Nencioni, che sono stati invece gli ‘ariani’ persecutori a sottrarre alle famiglie rom i loro bambini,
rinchiudendoli a Mulfingen in Germania in una casa d’accoglienza cattolica dove Eva Justin, assistente del dottor Ritter,
l’’esperto’ in popolazione Rom del Terzo Reich, effettuò su di loro lo studio per il suo dottorato sulle caratteristiche razziali degli zingari.
Conclusa la ‘ricerca scientifica’, tutti i bambini, tranne una, salvata da una suora, furono fatti partire per una ‘gita’ ad Auschwitz-Birkenau dalla quale non tornarono mai più.

I Leoni di Breda Solini. Quanti di noi ne hanno trovato cenno sui manuali scolastici di storia?
Era così chiamata una squadra di sinti, professionisti dello spettacolo ambulante, i quali di notte si trasformavano in patrioti
mettendo a segno efficaci azioni contro i tedeschi… Di giorno si esibivano e di notte si muovevano a bordo di un ‘postone’,
cioè un camioncino e si occupavano per lo più di rubare materiale bellico da consegnare poi ai partigiani… Sui Leoni ci ha fornito
testimonianze Giacomo “Gnugo” Debar (…) nipote di due dei partigiani che costituivano questa banda: Jean, suo nonno,
che era contorsionista , e Rus, suo zio, che era equilibrista.
(da “Vittoriosi alfin liberi siam” Rom e Sinti nella Resistenza italiana di Chiara Nencioni edizioni ETS,2025).
“Erano entrati nel cuore della gente come eroi anche per il fatto che usavano la violenza il minimo necessario,
perché fra noi sinti non è mai esistita la volontà della guerra, l’istinto di uccidere un uomo solo perché è un nemico.
Questo lo sapeva anche un fascista di Breda Solini che durante la Liberazione si era barricato in casa con un arsenale di armi,
minacciando di fare fuoco a chiunque si avvicinasse o di uccidersi a sua volta facendo saltare tutta la casa.
”Io mi arrendo solo ai Leoni di Breda Solini”. Così andarono i miei, ai quali si arrese…” (da “Strada, Patria Sinta” di Gnugo De Bar ed. Fatatrac,1998)

Perseguitati tra i perseguitati, dimenticati tra i dimenticati.
In teoria nel 2015 il Paramento Europeo ha stabilito che il 2 agosto è la Giornata dedicata alle vittime del genocidio rom,
ma in pratica la ricorrenza viene celebrata ‘in sordina’ dai vari paesi, forse anche per la particolare collocazione temporale della data.
Nel 2018 l’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) ha organizzato la prima commemorazione italiana della rivolta
dello Zigeunerlager di Auschwitz cominciata il 16 maggio del 1944, quando quasi quattromila tra rom sinti e camminanti si ribellarono
ai soldati tedeschi decisi a sterminarli.La loro resistenza durò fino ad agosto, quando le SS riuscirono a prevalere e massacrarono
tutti quelli che avevano osato ribellarsi. In totale, si stima, il ‘grande divoramento’ (Porrajmos) detto dai protagonisti anche
Samudaripen (significa ‘tutti uccisi’), ha lasciato una voragine di 500.000 morti in tutta l’Europa.

NON CONTINUIAMO AD UCCIDERNE ANCHE LA MEMORIA