Giorno del Ricordo 10 Febbraio 2026
10 feb 2026

Giorno del Ricordo 10 Febbraio 2026

GIORNO DEL RICORDO

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Prendendo spunto dalle celebrazioni del Giorno del ricordo, si manifesta ancora una volta una lettura strumentale
e molto poco storica della tragedia delle foibe e delle vicende legate all’esodo dal confine italo-sloveno
che vengono presentate come genocidio degli Italiani e, addirittura, sconvenientemente paragonate alla Shoah
È necessario che siano gli storici a occuparsi della ricostruzione della verità storica e che possano farlo
senza alcun condizionamento, senza alcuna imposizione, con onestà intellettuale, sulla scorta di fonti verificabili
e attraverso una contestualizzazione ampia degli eventi.
Nessuno può negare che le foibe furono un crimine, nessuno può negare che l’esodo forzato di intere famiglie da quelle terre
dove convivevano, dove si mescolavano Slavi, Italiani, Tedeschi fu una pagina tristissima della Storia del Novecento.
Quegli eventi, però, dovrebbero essere inquadrati e letti non come conseguenza della contrapposizione tra
un’identità nazionale buona (noi) e un’altra cattiva (gli altri), perché la barbarie nasce quando le differenze
smettono di essere ciò che sono e diventano pretesto per l’odio, per costruire muri e trincee;
nasce quando gli uomini smettono di parlarsi e iniziano a sparare l’uno contro l’altro.

Proponiamo un’interessante intervista allo storico Eric Gobetti come materiale didattico da utilizzare nelle scuole
per presentare la questione delle foibe con approccio storico-scientifico

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clicca qui su Eric Gobetti

13 Febbraio 2026 LE VICENDE SUL CONFINE ORIENTALE dal fascismo al secondo dopoguerra tra storia e arte

Il 13 febbraio in occasione del Giorno del Ricordo si è tenuto, presso la sede dell’Associazione
Conterosso Social Club, un incontro di approfondimento storico, sul tema del Confine Orientale. L’evento è stato organizzato dalla Sezione ANPI di Molfetta con la collaborazione del
Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli studi di Bari.
A conversare della questione il prof. Giuseppe Spagnulo, Storico delle Relazioni Internazionali, Ricercatore IPSAIC
e il dott. Giovanni Rubino, Storico dell’arte; moderatrice la prof.ssa Emanuella de Gennaro.
L’intento, principalmente, era restituire profondità storica ad eventi - Foibe ed Esodo Giuliano Dalmata - che,
estrapolati dal contesto in cui si verificarono, hanno dato luogo, in questi anni, ad una narrazione
spesso mistificatoria e ad una memoria divisa, la memoria di una parte sola.
La discussione ha preso avvio dalla nozione di frontiera adriatica, uno spazio - la cosiddetta Venezia Giulia -
in cui per secoli hanno convissuto nazionalità diverse: slavi, tedeschi, italiani e ungheresi; si è sviluppata, quindi,
seguendo le principali vicende storiche che hanno interessato la frontiera adriatica: dall’annessione all’Italia, nel primo dopoguerra,
alle politiche di oppressione etnica condotte dal Regime fascista, l’occupazione dell’intera Jugoslavia da parte
delle truppe dell’Asse nel 1941, fino alla lotta di liberazione partigiana jugoslava e ai trattati di pace del 1947.
Di grande interesse è stato l’intervento del dottor Rubino, il quale ha parlato del contesto artistico negli anni
della Seconda guerra mondiale in Jugoslavia, attraverso la descrizione di dieci stampe di opere (linoleografie)
di artisti partigiani sloveni, in mostra a Conterosso Social Club.

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